Presentato alla Camera dei Deputati il documento dell’associazione per aggiornare la legge n.394/1991 alla luce delle nuove sfide europee sulla biodiversità, il ripristino degli ecosistemi e la governance dei territori
La creazione di un sistema nazionale capace di collegare parchi, riserve naturali, aree marine protette, siti Natura 2000, reti ecologiche, zone umide e corridoi ecologici rappresenta uno dei cardini della proposta di riforma della legge n.394/1991 avanzata dall’associazione Italia Nostra. L’obiettivo è superare la frammentazione delle singole aree protette per costruire una vera infrastruttura verde e blu nazionale, in grado di integrare tutela della biodiversità, paesaggio, patrimonio culturale, comunità locali e attività economiche compatibili.
La visione dell’associazione culturale e di protezione ambientale è stata illustrata gli scorsi giorni a Roma durante il convegno “Verso la riforma della legge n.394/1991. La visione di Italia Nostra. Valori, idee e proposte per una normativa che rilanci la gestione sostenibile, condivisa ed efficiente del sistema delle Aree Protette e dei suoi Paesaggi”, ospitato presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati. L’iniziativa è nata nell’ambito delle attività del gruppo di lavoro “Parchi e Aree Protette”, coordinato dall’arch. Riccardo Picciafuoco e dall’ing. Domenico Totaro, già presidente del Parco Nazionale Appennino Lucano, nonchè da studiosi, esperti e operatori del settore.
Ad aprire l’incontro sono stati il Vicepresidente della Camera dei Deputati, on. Giorgio Mulè, e il Presidente nazionale di Italia Nostra, Edoardo Croci. Il dibattito, coordinato dall’arch. Riccardo Picciafuoco, ha visto la partecipazione del sen. Gianni Rosa, del presidente di Federparchi, Luca Santini, e dei professori Riccardo Santolini e Rossano Pazzagli, che hanno illustrato esperienze positive di gestione agroecologica. Il sen. Gianni Rosa è tra i firmatari, insieme all’on. Sergio Costa e al sen. Michele Fina, di proposte legislative finalizzate alla revisione della l. n.394/91. Le conclusioni sono state affidate ai consiglieri nazionali di Italia Nostra, Cesare Crova e Maria Gioia Sforza.

Da sinistra: Riccardo Picciafuoco, Giorgio Mulè, Eduardo Croce
Secondo l’associazione, il quadro normativo vigente necessita di un aggiornamento sostanziale e non soltanto formale. Pur continuando a rappresentare il riferimento principale per la disciplina di parchi, riserve naturali e aree marine protette, la legge 394/1991 è stata approvata prima dell’introduzione della Rete Natura 2000, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, della riforma costituzionale del 2022 e delle più recenti strategie europee dedicate alla tutela della biodiversità e al recupero degli ecosistemi.
Tra gli elementi che rendono urgente una revisione della normativa vi sono gli obiettivi fissati dalla Strategia europea sulla biodiversità al 2030, che prevede il raggiungimento del 30% di aree terrestri e marine protette. Attualmente l’Italia si attesta al 21,7% per le superfici terrestri e all’11,6% per quelle marine. A ciò si aggiunge il nuovo Regolamento europeo sul Ripristino della natura, che punta al recupero del 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030, mentre il Piano nazionale italiano attuativo è atteso nella sua versione definitiva entro settembre.
In questo contesto, Italia Nostra ritiene necessario armonizzare la riforma della legge 394 con gli indirizzi europei, promuovendo l’istituzione di nuove aree protette, il rafforzamento della gestione di quelle esistenti, il recupero della continuità ecologica e l’adozione di obiettivi verificabili di conservazione, adattamento climatico e ripristino ambientale.
Tra le proposte contenute nel documento figurano il rafforzamento del ruolo tecnico-scientifico nella gestione delle aree protette, la riduzione del consumo di suolo e la realizzazione di corridoi ecologici interparco. L’associazione propone inoltre un Piano del Parco dotato di valenza paesaggistico-ambientale e territoriale e un coordinamento strutturato tra Piano del Parco, piano paesaggistico e strumenti urbanistici. Centrale anche il tema della governance partecipata, basata sul coinvolgimento delle comunità locali, degli enti territoriali, del mondo scientifico e dei cittadini.

Italia Nostra, gruppo di lavoro
“I parchi devono essere beni comuni intergenerazionali: non recinti né vincoli calati dall’alto, ma luoghi di responsabilità pubblica, partecipazione e cura del territorio”, ha affermato Edoardo Croci, presidente nazionale di Italia Nostra. “La riforma – ha aggiunto – dovrà rafforzare la tutela della natura e del paesaggio, integrare le politiche di conservazione e ripristino degli ecosistemi, valorizzare il ruolo delle comunità e sostenere attività economiche e sociali compatibili con gli equilibri ambientali dei territori. Riformare la legge 394 significa passare da una semplice somma di aree tutelate a un sistema nazionale interconnesso, governato attraverso strumenti coordinati di conservazione, pianificazione e sviluppo”.
Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo dell’agricoltura nelle aree protette. Per Italia Nostra, l’attività agricola rappresenta uno strumento essenziale per la tutela del paesaggio agrario, la conservazione della biodiversità coltivata, la prevenzione del dissesto idrogeologico e il mantenimento delle comunità nelle aree interne. In questa prospettiva, la transizione agroecologica può trasformare i parchi in laboratori di sviluppo sostenibile, capaci di valorizzare produzioni locali, turismo lento, filiere di qualità e pratiche orientate alla salvaguardia di suolo, acqua, biodiversità e paesaggio.
Nel corso del convegno sono stati infine richiamati due esempi che, secondo l’associazione, dimostrano la necessità di dare piena applicazione alle disposizioni già esistenti. Il primo riguarda il Parco Nazionale del Matese, il cui percorso istitutivo è stato sbloccato anche grazie a un’azione promossa da Italia Nostra davanti alla giustizia amministrativa; il secondo è quello del Parco Nazionale degli Iblei, più volte sollecitato dall’associazione e oggi avviato verso l’istituzione (dopo l’intervento del giudice amministrativo).
[di Giuditta Mattace]











