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COMMENTO DEL GIORNO

A SETTEMBRE C'E' IL RISCHIO DI NEGOZICIDIO

Viale Tirreno, via Valsavaranche, via Monte Cervialto, perfino tratti di via Ojetti e via Sacchetti. Dovunque è un’ecatombe di negozi e i pochi che resistono sono alla canna del gas. Strade commerciali lasciate al loro destino e abbandonate da una clientela pigra e amazondipendente: risultato marciapiedi vuoti  che al calar della sera si trasformano in aree in cui prolifera droga e delinquenza. Il Covid è stato un killer spietato capace di dare il colpo di grazia alla gia’ boccheggiante crisi dei locali di quartiere, costringendo a lunghi periodi di lock down le famiglie e disabituandole al tradizionale struscio lungo i negozi di strada che senza clientela e reali sostegni dallo Stato, in questi ultimi due anni hanno dovuto alzare bandiera bianca con prospettive drammatiche sul loro futuro lavorativo. Conosco casi di pensionati che per far aprire un’attività ai loro figli, senza alternative di lavoro dipendente, hanno investito la loro liquidazione, regolarmente bruciata con le serrande abbassate del negozio. Per dare un’idea di quello che è accaduto al tessuto economico negli ultimi trent’anni nel nostro municipio, è sufficiente sfogliare le nostre guide del Tuttoquartiere dalla prima edizione del 1991 all’ultima del 2021. Allora non c’era Porta di Roma, i negozi extracomunitari né la rivoluzione del  commercio online. Fino al 2010 i negozi di quartieri erano riusciti, con la qualità del servizio e la comodità della spesa sotto casa, a contrastare lo shopping center e gli empori cinesi. Poi con Ebay, Amazon, il delivery della scelta e consegna a domicilio, il crollo delle aziende di prossimità è stato inarrestabile fino alla dramma delle chiusure e limitazioni per il covid. Ma veniamo ai dati: negli ultimi tre decenni nel nostro municipio di 250000 abitanti e grande come Parma, si sono dimezzate le edicole, le profumerie, le mercerie . Dei trecento negozi di abbigliamento ne sono ancora in piedi un settantina in un continuo apri e chiudi, ma per far fronte alla crisi le loro vetrine sono arricchite di accessori, scarpe, assorbendo la quasi scomparsa delle bigiotterie, pelletterie e negozi di calzature. Cisalfa è in perenne svendita, mentre si contano sulle punte di una mano i negozi di articoli sportivi. In estinzione sono pelliccerie, negozi di giocattoli e  bomboniere, merce rara  invece, articoli da regalo e per la casa, che tranne alcuni di qualità eccelsa sono terra di conquista degli empori cinesi. Oggi tira la sanità per ovvii motivi, ecco quindi un proliferare  di parafarmacie, articoli medico sanitari, ottici, mentre farmacie, laboratori di analisi , poliambulatori e cliniche private, potenziano i loro servizi sanitari beneficiati dal paranoico stato di prostrazione ipocondriaca post covid della gente. Accanto alla desolazione di negozi chiusi, sono molti a “buttarsi sui sevizi alla persona: si sono così moltiplicati le barberie, i parrucchieri, gli estetisti, i tatuatori, i “canapai”, ma anche agenzie di servizi, caf, perfino sportelli su strada di architetti,avvocati, studi tecnici e peritali. Con la legge Bersani  chiunque può aprire un negozio accanto a chi vende servizi e oggetti simili.  In questo modo è un continuo apri e chiudi di bar, birrerie, pizzerie, pasticcerie, gastronomie, enoteche  che convivono a pochi metri l’una dall’altra nel caos del settore. In conclusione abbiamo assistito a  trent’anni di rivoluzione commerciale che ha man mano impoverito  le nostre strade  e le nostre piazze rese desolanti’ da chi le abita e che ha scelto di rovistare e scegliere in poltrona nelle vetrine telematiche nel suo smartphone o nel pc , facendosi recapitare a casa cio’ che con una salutare passeggiata poteva tranquillamente acquistare in quel negozio sotto casa che ora non c’è più. Ma amico mio, se si spengono l’insegne e si tirano giù per sempre le saracinesche, è il degrado, la criminalita’, la desolazione a vincere e a impadronisi del quartiere dove abiti.

 

 

 

Riccardo De Cataldo

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