La 22ª replica dell’opera di Euripide ha portato sul palcoscenico romano un cast di interpreti di grande esperienza. Una serata speciale, organizzata dall’Associazione Città Teatro, nella quale il teatro ha scelto di sostenere la ricerca oncologica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
C’è un modo particolare di misurare la forza di uno spettacolo: osservare quanto riesca a far dimenticare al pubblico la distanza fra il testo scritto e il presente. È una sfida che “Elena”, opera di Euripide, affronta attraverso una storia costruita su identità, inganni, equivoci e ribaltamenti e che trova negli interpreti il principale strumento per raggiungere gli spettatori di oggi.
La rappresentazione del 15 settembre scorso, al Teatro Quirino Vittorio Gassman di Roma, giunta alla 22ma replica, ha riunito sul palcoscenico Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini, Silvia Siravo, Ruben Rigillo e Alessandro D’Ambrosi, insieme ad Anna Lisa Amodio, Chiara Barbagallo, Emilio Lumastro e Alessandro Parise. La partecipazione di Mariano Rigillo è indicata come straordinaria. La regia e l’adattamento sono di Nicasio Anzelmo; scene e costumi sono firmati da Vincenzo La Mendola, le musiche originali sono di Giovanni Zappalorto, mentre i movimenti coreografici sono curati da Barbara Cacciato.

Foto Tommaso Lepera
È soprattutto la qualità del lavoro attoriale a dare corpo a una vicenda che Euripide costruisce in modo sorprendentemente moderno. L’Elena del drammaturgo greco non coincide con l’immagine consegnata dalla tradizione: la vera protagonista si trova in Egitto, mentre a Troia è arrivato soltanto un simulacro dalle sue sembianze. Da questo rovesciamento nasce una trama nella quale ciò che appare e ciò che è realmente accaduto procedono su binari diversi, fino a incontrarsi. Per gli attori significa affrontare una materia che pretende precisione e rapidità: la parola deve avere il peso della tragedia, ma la scena lascia spazio anche all’ironia e a situazioni che sfiorano il paradosso. Il risultato è un terreno nel quale l’esperienza di interpreti come Anna Teresa Rossini e Mariano Rigillo può dialogare con quella degli altri componenti della compagnia, costruendo una recitazione corale nella quale ogni presenza contribuisce al ritmo della narrazione.
Anna Teresa Rossini, in particolare, è stata anche il motore dell’iniziativa benefica legata alla rappresentazione. Come ha raccontato Vatican News, l’attrice ha scelto di mettere il proprio lavoro teatrale al servizio di una raccolta fondi, trovando immediatamente l’adesione dei colleghi, disponibili a partecipare gratuitamente alla serata. Ed è proprio qui che arte e solidarietà si sono incontrate senza sovrapporsi: sul palcoscenico il compito degli interpreti era quello di dare vita a “Elena”; fuori dalla scena la loro partecipazione ha contribuito a trasformare la rappresentazione in un’occasione di sostegno alla ricerca. I proventi della vendita dei biglietti, infatti, sono stati destinati alla ricerca oncologica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

Foto Tommaso Lepera
Dietro questo spettacolo c’è anche il lavoro dell’Associazione Città Teatro, realtà teatrale nata a Catania nel 1989, che si dedica alla produzione, organizzazione e circuitazione di spettacoli, con una particolare attenzione ai grandi classici, riletti attraverso linguaggi capaci di dialogare con il pubblico contemporaneo. In “Elena”, questa vocazione prende forma in un progetto che unisce teatro, danza e musica. La particolarità dell’opera sta anche nel fatto che il registro drammatico convive con momenti di ironia, il racconto mitologico lascia spazio all’assurdo e la tensione narrativa si alimenta di riconoscimenti, equivoci e incomprensioni. In questo quadro, la presenza scenica e la capacità di modulare la parola diventano determinanti.
La 22ª replica al Quirino aggiunge così una nuova tappa al percorso dello spettacolo e conferma il valore di un allestimento nel quale il lavoro degli interpreti rappresenta uno degli elementi centrali. La sfida è quella di trasformare una materia antica in un’esperienza teatrale immediata, senza smarrire la complessità del testo e le sue molteplici sfumature.
La serata romana ha avuto inoltre una caratteristica ulteriore: alla prova degli attori e al lavoro creativo di tutta la squadra si è aggiunto un obiettivo preciso, quello di sostenere la ricerca oncologica. In scena, dunque, il compito è rimasto quello più antico e più difficile del teatro: dare voce a una storia e renderla viva. Ma questa volta, conclusa la rappresentazione, quella stessa serata continua il proprio percorso oltre il palcoscenico, trasformando l’acquisto di un biglietto in un contributo alla ricerca.
E forse è proprio questa la fotografia più completa della serata al Quirino: da una parte Euripide, un testo di oltre duemila anni fa e una compagnia chiamata a farlo nuovamente parlare; dall’altra la ricerca scientifica, che guarda invece al futuro. In mezzo, gli attori, il pubblico e il teatro, capaci di mettere in comunicazione queste due dimensioni attraverso una sola serata.
[di Giuditta Mattace]











