Il diciassettesimo anniversario del disastroso sisma che colpì L’Aquila e tutto il suo comprensorio. Il nostro sostegno costante soprattutto nel particolare riferimento al piccolo borgo di Sant’Eusanio Forconese.
Ormai ci sentiamo parte integrante di quella realtà. Ne siamo certi, perchè nei lunghi diciassette anni vi abbiamo costantemente raccontato tutte le dinamiche che si sono succedute durante la delicata rinascita di questa meravigliosa comunità.

Quello che purtroppo molti non hanno più fatto, soprattutto dopo i primi “immediati” buoni propositi “sventolati al mondo”, traendo così dalla drammatica situazione solo profitti di immagine, fini a se stessi. In tal senso ci riferiamo alle tante progettualità campate in aria, ma mai concretamente realizzate.

Lo stesso discorso vale per molti organi di stampa che, oltre al semplice ricordo annuale della tragedia non si sono mai spinti, nel tempo, a documentare seriamente la dinamica degli eventi correlati al “risorgere dalle macerie” non fornendo, soprattutto in questo ultimo periodo, il giusto incipit al grande valore di “Capitale italiana della cultura 2026”, di cui questo stupendo territorio ha l’onore di fregiarsi. Dopo l’enfasi legata all’inaugurazione dell’evento, le poche, singole iniziative che si sono svolte fino ad ora, non hanno avuto il giusto risalto mediatico, trasformandosi così in semplici manifestazioni di nicchia.

In questo contesto il piccolo borgo di Sant’Eusanio Forconese, che seguiamo da sempre dal punto di vista solidale, si presenta con tutte le carte in regola, mettendo in mostra un centro storico di grandissimo valore, dal punto di vista culturale, che sta per essere restituito, nella sua interezza, alla stessa comunità ed a tutto il mondo. Uno scrigno di antichità che viaggia dalla sua fondazione, che risale al periodo dell’antica Roma e che si è rivestito poi, con grande lustro, dei fasti medievali corollati da preziosi ambiti e gestiti, nei suoi trascorsi, anche dalle famiglie nobili romane dei Colonna e dei Barberini.

Qui si respira, con orgoglio, l’aria della vera cultura ovvero quella che attraversa duemila anni di storia e che spazia poi, travalicando le immense praterie dell’era glaciale ed in generale di tutta l’epoca del pleistocene.

In definitiva ci sentiamo di dare solo un consiglio ovvero che, per alimentare la memoria del dramma bisogna soprattutto alimentare la memoria della grande cultura che questi meravigliosi luoghi offrono.












