Allo Sferisterio, la grande musica nel teatro all’aperto
Ci sono teatri nei quali si va per ascoltare la musica. E poi c’è lo Sferisterio di Macerata, dove la musica sembra accadere. Accade nelle pietre, nelle arcate, nell’immenso muro scenico che si innalza verso il cielo, nella platea che attende il buio e soprattutto in quella particolare sensazione che precede l’inizio: la certezza che, per qualche ora, qualcosa di irripetibile sta per accadere.
Costruito tra il 1823 e il 1829, su progetto di Ireneo Aleandri, lo Sferisterio nacque per il gioco del pallone col bracciale e divenne poi uno dei luoghi simbolo dell’opera italiana all’aperto. Dal 1967 è sede del Macerata Opera Festival e ha visto passare alcune delle voci più celebri della lirica mondiale: Mario Del Monaco, Luciano Pavarotti, Montserrat Caballé, Plácido Domingo, José Carreras, Renato Bruson, Katia Ricciarelli, Franco Corelli, Birgit Nilsson, Raina Kabaivanska e Leyla Gencer.
Ma ogni generazione ha il diritto di scrivere una pagina nuova e quella del 2026 porta il nome di Carl Orff.

Colonnato dello Sferisterio
I Carmina Burana, eseguiti allo Sferisterio lo scorso 7 agosto, sono una scelta quasi naturale per un luogo capace di amplificare la dimensione spettacolare della musica. È una partitura che non conosce mezze misure: avanza per colpi, pulsazioni, esplosioni corali. È il suono della fortuna che gira, del desiderio, della festa, della paura, dell’amore e della caducità. Una musica che non si limita a raccontare l’uomo: lo mette davanti alla propria fragilità.
Sul podio, Ramón Tebar, alla guida della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana. Davanti all’orchestra, tre interpreti: il soprano spagnolo Karen Gardeazabal, il tenore Ruzil Gatin e il baritono Grisha Martirosyan. Tre voci diverse per colore e personalità, chiamate a emergere dalla massa sonora e, nello stesso tempo, a diventare parte di essa. Per Gardeazabal è anche il debutto al Macerata Opera Festival, dopo importanti esperienze internazionali, tra cui il Festival di Salisburgo.
Poi arriva il coro. E nei Carmina Burana il coro non è un accompagnamento: è il protagonista collettivo.
Il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”, preparato dal maestro Christian Starinieri, porta in scena la forza delle voci adulte, maschili e femminili. È una massa sonora che cambia continuamente pelle: i registri gravi danno profondità e gravità, le voci maschili scolpiscono il ritmo, quelle femminili aprono squarci luminosi, fino a ricomporre tutto in un’unica gigantesca voce. Non più singoli cantanti, dunque, ma una comunità che respira, grida, celebra e invoca.

Allo Sferisterio i Carmina Burana
E proprio quando sembra che la potenza dell’organico adulto abbia raggiunto il suo limite, entrano le voci bianche dei Pueri Cantores “D. Zamberletti”. Il coro è affidato al maestro Gian Luca Paolucci, con la preparazione vocale di Annarosa Agostini.
Il loro timbro cambia la prospettiva. Quelle voci giovani, limpide, quasi sospese, introducono un colore inatteso dentro la materia sonora di Orff. È un contrasto che affascina: la forza degli adulti accanto alla luce delle voci bianche, il peso della massa corale accanto alla leggerezza dell’infanzia. Due mondi che si incontrano e che, nello spazio dello Sferisterio, acquistano una forza quasi cinematografica.
È qui che i Carmina Burana smettono di essere soltanto una pagina celeberrima del Novecento e diventano esperienza. Orchestra, solisti, grande coro e voci bianche concorrono a costruire un affresco umano nel quale ogni spettatore può riconoscersi.
È questa la magia di Macerata: non conservare semplicemente la memoria, ma farla vivere. Perché il teatro, quando è davvero grande, fa proprio questo: prende una musica scritta quasi un secolo fa, la affida a uomini, donne e ragazzi di oggi e, per una notte, fa sembrare eterno ciò che per sua natura è destinato a finire.
E sotto il cielo di Macerata, lo Sferisterio continua a dimostrare che la meraviglia non appartiene al passato. Ha ancora una voce e quella voce, quando il coro attacca, può diventare immensa.
[di Giuditta Mattace]











