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NON MI STA BENE!

SE SEI PARTITA IVA LA MIA CASA IN AFFITTO TE LA SCORDI!
A Montesacro la ricerca di un appartamento in affitto assomiglia sempre più a una selezione. L’annuncio è invitante, la visita va bene, poi arriva la domanda decisiva: “Che lavoro fa?” Se la risposta è “partita IVA”, il percorso si complica.
Nel quartiere romano, sempre più richiesto per qualità della vita, servizi e collegamenti, l’accesso alla locazione si è fatto rigido. A scontrarsi con nuove barriere sono soprattutto lavoratori autonomi: consulenti, professionisti, artigiani. Non persone senza reddito, ma senza busta paga.Il primo ostacolo è la soglia economica. Oggi non basta dimostrare di guadagnare: spesso viene richiesto un reddito pari a tre o quattro volte il canone annuo, con continuità documentata negli anni. Per un dipendente a tempo indeterminato la verifica è lineare. Per una partita IVA, invece, il reddito, pur adeguato, è variabile per natura: stagionalità, picchi, flussi non uniformi. L’irregolarità viene letta come rischio. A questo si aggiunge l’uso esteso dei contratti transitori. Nati per esigenze temporanee, vengono proposti anche in assenza di reali motivazioni. Per il proprietario sono una garanzia di flessibilità; per l’inquilino significano precarietà abitativa: rinnovi ravvicinati, nuove verifiche, canone rinegoziabile. La casa diventa una soluzione provvisoria, non un progetto. Il capitolo più oneroso è quello delle fideiussioni. Non solo garanzie annuali, ma talvolta formule semestrali o rinnovabili, con costi assicurativi che si sommano a deposito cauzionale e spese di agenzia. In pratica, l’inquilino paga per essere considerato affidabile e deve continuare a farlo nel tempo. Va detto: i proprietari hanno diritto a tutelarsi, in un contesto in cui la morosità e i tempi di recupero degli immobili sono percepiti come rischi concreti. Ma quando le richieste si accumulano – redditi elevati, transitorio, fideiussione, deposito consistente – il risultato è una selezione che esclude a monte intere categorie. Il paradosso è evidente. In un Paese che spesso spinge verso il lavoro autonomo, quella stessa autonomia diventa un fattore di esclusione abitativa. Montesacro non è un’eccezione, ma un osservatorio emblematico: domanda alta, offerta limitata, potere contrattuale sbilanciato. La questione non riguarda solo i singoli contratti. Riguarda la composizione sociale del quartiere. Se l’accesso alla casa si restringe ai redditi più alti e alle forme contrattuali standard, si riduce la pluralità. Meno giovani professionisti, meno famiglie in fase di avvio, più mobilità forzata. Così l’affitto smette di essere un accordo tra privati e diventa una prova di credibilità continua. E la città, poco alla volta, seleziona non solo chi può pagare, ma chi può dimostrare di essere “abbastanza stabile” per farlo.

Riccardo De Cataldo

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